Progetto Burkina Faso - Afica Tomorrow

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Progetto Burkina Faso

PROGETTI
 
 

PROGETTO “CASA DELLE DONNE A DASSOUY” - BURKINA FASO

Un progetto per la crescita  economica, sociale e civile delle donne in un villaggio del Burkina Faso


 
 
 

Il contesto

La maggior parte del territorio del Burkina Faso è un’arida savana arborea, che solo durante la stagione delle piogge (4/5 mesi all’anno) si presta  alle coltivazioni grazie alle quali si alimenta la popolazione (mais, miglio arachidi e simili), oppure che vengono esportate per fornire una delle  poche entrate su cui può contare il paese (cotone, burro di karitè).  Nelle zone rurali, dove vive la grande maggioranza della popolazione, circa l’ 80%, i ritmi sono scanditi dalle vicende climatiche. Nella stagione  piovosa praticamente tutti sono dediti, nelle ore di luce, al lavoro nei campi su cui si fondano le chances di sussistenza (se non c’è la siccità o  talvolta alluvioni che hanno conseguenze ancor più disastrose).  Durante la lunga stagione secca sono poche le occasioni di ricavare un reddito, nelle campagne. A meno che non ci sia acqua disponibile, di un  invaso ma anche di un pozzo, che a seconda delle quantità consente qualche pratica agricola, dalla piccola orticoltura fino alla risicoltura: ma  sono in pochi a godere di questa opportunità. Gli altri si dedicano ad attività saltuarie: allevamento; manifattura di attrezzi, suppellettili, o vestiti;  commercio; occasionali prestazioni d’opera, che un poco aiutano, ma certo non scalfiscono la situazione di diffusa e talvolta estrema povertà che caratterizza un pò tutto il paese, in particolare la regione del Centro-Est in cui è stato realizzato il nostro intervento.

 
 
 

La condizione della donna

Nonostante gli indubbi progressi registrati specie negli ultimi anni, la condizione  femminile resta difficile. A causa del ruolo subalterno nella struttura sociale che le  assegna la tradizione tribale, tutt’ora radicata, e che la pone in una situazione di  svantaggio rispetto ai maschi, in un paese in cui nemmeno questi hanno vita facile.  Lo si può capire anche da una visita sommaria, e lo confermano gli indicatori socio-  economici relativamente  a scolarità, reddito e altro (vedi ad esempio il documento «  Cadre Strategique Regional de la Lutte contre la Pauvrete » prodotto dalla Regione  del Centro Est); per non parlare del grave e tuttora irrisolto problema delle mutilazioni  genitali femminili, una pratica illegale da ormai più di un decennio ma che specie in  certe aree rurali colpisce ancora una bambina su due.  Con tutto questo, il ruolo della donna è fondamentale nell’economia, non solo quella  familiare. Oltre al menage domestico, alla cura dei figli ecc., le donne sono  impegnate nel lavoro sui campi e nei piccoli mercati locali in cui scambiano i prodotti  agricoli, dando un contributo tanto prezioso quanto misconosciuto. Da qualche tempo  ne ha preso atto anche il governo, che ha creato un apposito ministero per la  Promozione della Donna e dato vita a programmi volti a superare le differenze di  genere, e comunque a valorizzare il ruolo delle donne. Ottenendo qualche risultato,  occorre dire, non sufficiente però per indurre significativi cambiamenti in una  situazione che avrebbe richiesto maggior coraggio e, soprattutto, molti più mezzi. C’è  anche da dire che in molte realtà (compresa quella in cui è stato eseguito l’intervento) le  donne si sono organizzate autonomamente, dando vita ad associazioni a scopo di  mutuo aiuto: ad esempio mettendo in comune  prestazioni lavorative, o risorse  finanziarie con l’istituto delle “tontine”; o organizzando servizi utili per  commercializzare  prodotti agricoli o di piccolo artigianato. Anche se molti di questi  obiettivi restano

 
 
 
 
 

La zona del progetto

 Dassouy, un villaggio che fa parte del comune rurale di Dialgaye  (provincia di Kourittenga, regione del Centro Est), situato ad una  decina di Kilometri, verso l’interno della savana, dalla strada  che  collega le città di Koupela e di Tenkodogo. Il dipartimento di Dialgaye  conta 37.500 abitanti circa (stima 2005) insediati in una trentina di  villaggi sparsi nel territorio dei quali il più grosso (4.000 abitanti circa)  è proprio Dassouy, seguito da Dialgaye (3.300 circa); villaggi collegati  fra loro da  una rete di piste che durante la stagione delle piogge  diventano impraticabili, e manca in tutto il territorio la rete elettrica.  La quasi totalità della popolazione è dedita all’agricoltura di  sussistenza e alle piccole attività sopra accennate; i pochi che  svolgono in via esclusiva altre attività (servizi vari legati ai trasporti  ed ai commerci, in genere) sono statisticamente irrilevanti.  Significativo, qui come in tutta la regione, è il fenomeno  dell’emigrazione (in genere verso la Costa d’Avorio ed il Gabon, e  più  di recente verso l’Italia), con le rimesse degli emigranti che sono  diventate un puntello importante per l’economia locale, oltre che un  sostegno al reddito di non poche famiglie

 
 
 

Il progetto in sintesi

Il progetto ha conseguito il risultato di dare alle donne di Dassouy l’opportunità di migliorare la loro condizione, sia sotto l’aspetto economico che sotto l’aspetto sociale,  sanitario e culturale, valorizzando la capacità  delle donne di assumersi in prima persona la responsabilità  del percorso. Detto con altre e forse più  chiare parole, sono state create le condizioni perché possa avere un giusto riconoscimento il lavoro delle donne,  e siano protetti i loro diritti umani  e civili, fornendo gli strumenti che consentano di conseguire tali obiettivi usando le loro forze e capacità.  Strumenti che sono stati così individuati, sulla base di indagini condotte sul posto; di informazioni provenienti dalle autorità (locali e centrali); di  indicazioni dagli immigrati da Dassouy in Italia:

  • Uno spazio fisico in cui poter condurre le attività previste, cioè un edificio adatto, assieme alle  sue pertinenze, ad ospitarle: una Casa per le  Donne. L’associazione delle donne di Dassoui possedeva già il terreno che si presta allo scopo (circa 5.000 mq in prossimità del centro del  villaggio);

  • Sono stati attrezzati gli spazi utili per sviluppare le attività generatrici di reddito (che serve per remunerare il lavoro delle donne, per sostenere le spese  della Casa, ed in generale per garantire la sostenibilità nel tempo del progetto)

  • Sono state predisposte le attività che promuovono la crescita umana, culturale e civile (educazione sanitaria e di pianificazione familiare; alfabetizzazione,  promozione dei diritti civili)  

 
Più in dettaglio, sui vari punti:

  • La casa è stata progettata con la partecipazione delle donne stesse  seguendo, nel rispetto dei vincoli economici, le seguenti linee guida:  criteri  costruttivi bioclimatici (per conseguire comfort abitativo assieme a risparmio energetico), uso di materiali locali, soluzioni architettoniche  omogenee al contesto. Allo scopo è stato di grande aiuto un architetto di Ouagadougou con all’attivo importanti realizzazioni in questo senso. E’ stato realizzato un pozzo, la casa sarà successivamente dotata di un piccolo impianto  fotovoltaico per l’illuminazione e consumi elettrici      

  • Le attività generatrici di reddito sono quelle che fanno tradizionalmente le donne del posto, e che nella Casa sono ora svolte in modo  più efficiente e con maggior  rispetto della salute e dell’ambiente: estrazione del burro di Karitè e produzione di sapone; lavorazione delle  arachidi; produzione di vari estratti vegetali; e altre come filatura, tessitura e tintura di tessuti. Altre possibili attività sono meno praticate, ma  sono proposte perché consentono di valorizzare prodotti stagionali  (conserve di pomodori, produzione di marmellate ecc.) o anche prodotti di  massa (molitura di cereali; estrazione di olio da arachidi ecc.). E' stato predisposto un piano  particolareggiato (con gli investimenti e le prospettive), e si è iniziato dalle attività che già venivano svolte, come la produzione di burro di Karitè, o di conserve e marmellate. Per queste ed altre attività in cui serve energia termica a moderata  temperatura sono state impiegate opportune tecnologie solari, che sono già state sperimentate con successo in contesti simili (cucine e forni  solari)

  • Le attività volte a promuovere la crescita umana e civile sono state concordate con le donne, sentite anche le autorità (ministero della  Promozione della Donna e i suoi funzionari nella regione) e associazioni che hanno maturato importanti esperienze sul campo (fra tutte  l’AIDOS, una ONG italiana che da anni opera nel paese nella lotta alle mutilazioni genitali e per la promozione dei diritti). L’intento è stato quello di attuare  iniziative giudicate valide dalle donne stesse, fruendo delle opportunità offerte dal governo (insegnanti ed altri operatori culturali, ad esmpio) o  da ONG di provata affidabilità. Oltre, naturalmente, all’apporto dei volontari della  scrivente associazione, specie nel campo dell’educazione  alla sanità ed alla pianificazione familiare.


Costo del progetto 148.285 €

PLANIMETRIA CASA DELLE DONNE

VISTA SUD CASA DELLE DONNE

VISTA OVEST CASA DELLE DONNE


 
 
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